Ora la signorina s'era levata a sedere sul letto e ricercava le piccole ruvide mani che le erano sfuggite. Le ritrovò, le strinse, dolcemente, lasciò tra quelle mani scivolare la lettera e le rinserrò.

— Perchè non vuoi? Di che hai paura? Tu lo sai, fino a stasera papà non torna. Nessuno saprà nulla. Su, Milia! Come te lo devo dire? Vacci! Fammi questa carità!

L'altra, irresoluta, taceva, rigirando la lettera fra le mani.

— Rispondi! Che vuoi fare? Non vuoi? Dunque alla signorina tua non le vuoi più bene? Dì, non le vuoi più bene?

E a un tratto ruppe, afferrandole e squassandole le braccia:

— O vai tu, o mi levo e ci vado io!

— Date qua — piagnucolava la servetta — Ci vado, ci vado.....

La lettera era caduta a piè del letto. La servetta si chinò, sospirando, e la raccolse.

— Che gli devo dire?

— Che voglio subito la risposta. E... se è vero.....