— La vedete così, ora, perchè lei è nata con la mala sorte, come me. Due anni fa avreste dovuto vederla! Era un fiore. Tutti si voltavano per la via. Allora, come v'ho detto, io lavoravo da quel sarto alla Giudecca. Io dormivo nella bottega, sopra un divano sconquassato, e pensavo sempre a lei che se n'era fuggita. Tre mesi senza vederla! Consideratelo voi che siete padre!... Avete figlie?...
— Caspita! Figlie? Ne tengo tre.... Peppenella! Peppenè!... — e chiamava una ragazzetta ch'era uscita nella via a giocare. — Trase, viene ccà!... Siente!... Quella è una.
— Il Signore ve la guardi. E badatele, ve lo dico come a un fratello....
Il portiere sorrise. Fece scivolar la mano tra lo stipite del casotto e il muro e tirò fuori un bastone.
— Vedete questo?... Questo ci pensa.... Senza eccezione pure per mògliema. Dicevate?...
— Dunque una sera.... che sera!... Io non ho vergogna di dirvelo.... La verità, m'era messo in giro per chiedere l'elemosina. All'angolo del vico Sergente Maggiore vedo una signora che comprava fiori. M'accostai.... Signò, qualche cosa a un povero galantuomo!... — Non c'è niente. — Io avevo fame e la fame, capite, non conosce educazione. Insistetti.... Allora lei si voltò per dirmi, seccata, che me ne andassi.... Non mi guardò neppure....
— Era lei.
— Sarrafina.
Il vecchietto sospirava, si guardava le mani scarne, dondolava il capo.
A un tratto guardò in su al balconcello della sala di medicatura. Un inserviente preparava filacce, presso alla balaustra, e parlava col cuoco, che disotto gesticolava e rideva.