— Chieggo scusa, — balbettava il pover'uomo, — io solo a Napoli, solo, solo. Così si vive, signor; lavorando. Richter mio buon amico. Poveretto.

Improvvisamente un fragore di battimani giunse a noi dalla sala; subito dopo l'orchestra intuonò la marcia reale. La regina entrava. Passarono quattro minuti; nessuno fiatava nel vicolo. Io pensavo al mio vecchio amico Richter, al mio povero vecchietto così strano....

— E quando è morto?

— Psst! — fece Weber. — Chieggo scusa, signor. Dopo.

Cominciava la musica. Weber si levò in piedi, si scappellò e si mise ad ascoltare con religiosa attenzione.

Senza vederlo

Siccome in questo mondo chi pensa a casi suoi e mette le cose a posto è chiamato accorto, così, quando dopo la morte di Selletta, spazzino, il quale prima aveva fatto il fiaccheraio e prima ancora avea governato un negoziuccio di commestibili, la vedova Carmela ricoverò un suo maschietto all'Albergo dei Poveri, la bambinella mandò a imparare a cucire da una sartina, e si tenne in casa soltanto il marmocchio che le succhiava la vita appeso tutta la santa giornata al petto vizzo, parecchie delle vicine, e furono le più attempate, dissero che avea fatto bene a provvedere a quel modo alle cose sue, sconsolata e impoverita come Selletta l'avea lasciata. Dissero le altre, poche, e furono le mammine fresche del vicinato, le quali cominciavano con la prima maternità a raccogliere tutto l'amor loro sui figliuoli, che questi erano il riso della casa e che proprio ci voleva un cuore assai duro per allontanarli e un coraggio, via, un coraggio!

— Come fate a rimanere sola sola? — diceva alla vedova Nunziata Fusco, una bionda grassotta, con in collo un bambino biondo e grassotto come lei.

— Dite voi, — piagnucolava Carmela, — come avrei potuto fare con tre angioletti attorno? Sono tre bocche, sono. E poi Nanninella, voi sapete, torna a sera dalla sarta e la notte mi fa compagnia. Impara l'arte, oramai è grandicella. Per Peppino.... voi dite che.... lì, all'Albergo.... è brutto, non è vero?

L'altra diceva: