— Andiamo da Peppino, — disse la vedova pigliandosela per mano.
Faceva un gran freddo, ma il tempo era sereno e la via asciutta. La bambina batteva ogni tanto i piedi a terra, per riscaldarsi, afferrata con una mano alla sottana della madre che le covriva il pugno. L'altra mano aveva ficcata nella piega dello scialletto, alla cintola. A volte, chinando la testa, passava il gomito sulla fronte per trarne indietro un ricciolo di capelli che le veniva sugli occhi. Non voleva metter fuori la mano dallo scialletto.
— È molto lontano? — chiese, a un tratto, quando furono nella via di Foria.
— Lì, in fondo, — disse la vedova. — Vedi quegli alberi? Lì, guarda, dirimpetto a noi.
— Com'è lontano! — mormorò la bambina.
Allo sbocco di via del Duomo, sul marciapiedi, incontrarono la rivendugliola che teneva bottega accosto alla loro. La vedova non la vide; in quel momento rincappucciava il piccolo. La vide Nanninella. E come la rivendugliola le sorrideva, le gridò, passando:
— Noi andiamo da Peppino. Torniamo più tardi!
— Chi è? — fece la vedova, voltandosi.
— Marianna, — disse la bambina.
— Cammina! — disse la vedova.