Arrivarono stanche; la bambina non ne poteva più. Cercarono il sole, presso alla grande scala dell'Albergo, ove quello batteva tutto sulla facciata. Sui gradini erano seduti tre ricoverati, tre vecchietti dell'Albergo, in chiacchiere con una venditrice di mele.
La vedova s'accostò, guardando nella cesta.
— Me ne comprate, bella figlia? — le fece la venditrice. — Guardate, ve ne do tre, di quelle grosse, per due soldi, guardate.
— Dite, — fece la vedova, — le posso portare su a mio figlio? Lo permettono, sapete niente?
— Come no? Vi pare? Son mele, non sono cannoni. Pigliatele. Dove le volete mettere?
— Qui, — disse la bambina, aprendo il grembiale. — Mettetele qui, le porto io.
La vedova pagò i due soldi e si mise a salire la scala dell'Albergo, con dietro la bambina, tutta felice delle mele. Sul largo pianerottolo non sapeva dove più andare, le porte erano molte, la scala continuava.
— È qui? — chiese la bambina.
— Ancora più su. Non so. Aspettiamo qualcuno che ce lo dica.
Sentivano zufolare su per la scala. Una voce d'uomo s'avvicinava canticchiando: