— Intenerito?
— Intenerito? M'ha fatto stomacare. È come tutte l'altre; sempre le stesse! Senti, io le ho annunziato che me ne andavo presto, fra una settimana, ch'ero bell'e guarito....
— E lei?
— Lei, al solito, s'è fatta rossa. Mi ha detto: Davvero? È proprio guarito? — Dico io: Sicuro. Cosa c'è? Le dispiace? — Ha fatto un muso! dice: Ecco, noialtre ci affezioniamo ai nostri malati così da volerceli tenere quanto più si può con noi. Ogni malato guarito si porta un po' del nostro dispiacere.... — Immagina! Le volevo tirare un cuscino.
— Sei un grande cretino, va! Come tutti i commessi viaggiatori.
— Aspetta che guarisca, vecio mio!
*
Dopo una settimana egli era impiedi. Ma ancora zoppicava un poco. Per tre o quattro altri giorni era necessario che rimanesse allo spedale.
— Piglio aria, — mi disse. — E riprendo l'abito del camminare. Vien qua; ho qualcosa da narrarti su quella tale persona.
Ci mettemmo a sedere sotto un finestrone dal quale una gran luce pioveva nella sala. Erano le nove della mattina e lo spedale faceva la sua toeletta, pieno d'un gran chiacchierio che s'intrecciava fra i letti, arrivava con gl'inservienti, usciva dalla stanza delle suore, per l'uscio socchiuso. Una vecchia suora, inforcati gli occhiali, scriveva in un gran libro che s'era squadernato innanzi, sulla tavola.