— Gesù! — fece Rosa.
— Sono i Gambardella, della Pietra del Pesce. Mangiano pesce ogni giorno. Siccome l'hanno per niente!
— Donna Fortunata mia, chi ci pensa? Io? Or voi li conoscete i guai miei. Non capisco più nulla, ho perso financo il sapore del pane!
La Marino si faceva vento. Un fiocco di velo crespo le si gonfiava sul petto, sotto la gola. Rosa Bellavita, in gonnella e ciabatte, con una mano sulla chiave che veniva fuori, per la toppa, dall'uscio, con l'altra che frugava nella saccoccia del grembiale tra gli spiccioli e il ditaletto, lo sguardo chino, aspettava. Incombeva intorno il grave silenzio meridiano, disotto taceva la strada. Soltanto un sommesso chiacchierio passava tra le stecche d'una persiana, di rimpetto al finestrone del ballatoio: un parlottio di femmine in confidenze.
— Chi vi confessa? — chiese subitamente la Marino.
Si voltava ad affisare Rosa. Il ventaglio spiegato or ella si premeva sul petto.
— Padre Bonaventura al Carmine.
— Ah, padre Bonaventura! Quello de' buoni numeri.... E glielo avete detto a padre Bonaventura?
— Credete? No; vi devo dire la verità: ho avuto vergogna....
— Brava! Come se foste voi quella tale! — esclamò la Marino.