— Che fareste?

— Me lo mangerei vivo! — strillò, levando le mani in faccia alla Bellavita, come minacciandola. — Vivo, vivo! Ma voi, non siete buona a nulla, e lui vi mangerà gli occhi per fare piacere a quella grandissima....

Si battè quattro dita sul muso, e borbottò: — Uh, uh! — e guardò in cielo, come per dire: «Cielo, chiudimi la bocca!»

L'altra torceva il grembiale, nervosamente,

— Avete ragione, — mormorò.

— Eh! — ammoniva la Marino. — Chi prima non ci pensa....

— .... dopo si pente, è vero.

— E arrivederci. Dio vi dia forza. Raccomandatevi a lui.

— Buona giornata, — sospirò la Bellavita.

Fortunata Marino scese le scale raccogliendo lo strascico della veste di seta, mettendo sotto il naso un moccichino dall'orlo ricamato. Sul ballatoio del terzo piano, in cospetto della spazzatura ammonticchiata, una repugnanza la trattenne. La nausea le turbava lo stomaco: era incinta, per giunta.