La Bellavita tornò a chiamare
— Salvatore!... Salvatore!...
E aspettò, con gli occhi che avidamente esploravano le tortuosità della scala, col petto tormentato dal legno del parapetto. Saliva qualcuno. Ella intravide qualcuno ove l'ultima tesa della scala svoltava; un uomo era, certo.
— Salvato'! — ripetette a bassa voce, mentre appariva infine quell'uomo sul ballatoio del terzo piano.
Invece era costui Pasqualino Offretelli, lo studente di medicina del quinto piano, un piccolo bruno, molto pulito. Saliva con fra mani un rotoletto di quaderni, fumando la sigaretta, lietissimo. Aveva compiuto il suo primo esame felicemente, e pensava compiaciuto alla nessuna difficoltà de' quesiti, alla bonarietà di un de' professori, che gli aveva battuto familiarmente con la mano sulla spalla, tra una dimanda e l'altra, felicitandolo.
— Scusate.... — balbettò donna Rosa.
Un lieve rossore le saliva alle gote, sulle quali ancora lucevano i solchi delle lacrime. Ella si provava a sorridere, tirandosi indietro per lasciarlo passare, nascondendo i piedi nudi nelle pantofole, come poteva.
— Vi avevo preso per Salvatore....
— Vostro marito Salvatore? — fece lui sul ballatoio, ancora ansimando per la lunghezza della scala, afferrato con la mano al bastone della balaustra.
Ristette un momento a contemplarla, incantato. Come mai non aveva notata questa Bellavita nel palazzetto, da un anno? Questa bella bionda grassottella!