Tremava da capo a piedi. Pareva che a momenti qualche violenta convulsione dovesse rigettarla sul divanuccio, ch'era lì a imbarazzarli, sotto gli occhi loro, come se volesse parlare....
Invano egli cercava qualche scusa, una buona parola che li riavvicinasse. Non trovò nulla. Non ardiva nemmanco guardarla.
Allora la Bellavita, macchinalmente, andò al balcone, e aperse le imposte. Una luce abbagliante empì la stanza. Ronzava ancora il moscone su per la vetrata.
— Oramai è fatto, — balbettò l'Offretelli, come la sentiva ancora singhiozzare.
— Se l'ho fatto.... — piagnucolò donna Rosa, — è stato perchè lui l'ha fatta a me....
Vi fu un silenzio. Ripetette dopo un momento:
— Lui a me e io a lui.... Ben gli sta.... Lui a me, io a lui!
L'Offretelli pigliava la via della porta, lento e silenzioso, senza aver coraggio di voltarsi. Mise la mano sul lucchetto, aprì la porta. Un singhiozzo lo perseguitò fin là presso. La voce della Bellavita, rotta dalla commozione, pianse daccapo, mentre l'uscio si chiudeva.
— Lui a me.... E lo a lui.... E io a lui....
In tre salti lo studente fece la prima tesa della scala, e si fermò a pigliar fiato sul ballatoio superiore. Di lì sporse il capo, guardando in giù l'uscio, chiuso, della Bellavita.