— Dormivi? — chiese, senza levarne gli occhi.
— Non dormivo, — balbettò, stringendosi tutta freddolosa nello scialle.
L'Ercole levò lo sguardo dalla ferita, lo posò su di lei, lungamente, poi lo abbassò daccapo, vinto dallo sguardo di lei, indomabile. Seguì un penoso silenzio. Di fuori la voce argentina di Nanna insolentiva col pagliaccio, in una scenetta da ridere.
— Mi sa mill'anni d'andarmene! — disse l'Ercole a un tratto. — Che gente! S'è fatto poco o nulla. Stasera, meno male. Che ore sono?
— Mezzanotte.
— Mostrati un po', gioia mia, fatti vedere e andiamocene. Di' a Nanna, che spenga uno dei lumi sotto alla porta....
Come se i mariglianesi lo avessero udito, un vocìo l'interruppe.
— Stella! Stella!
L'Ercole si levò. Stella si tirava indietro, incerta. Battista le posò la larga mano sulla spalla, imperiosamente.
— Va, bella mia. Non te lo far dire due volte.