— Bada.... — fece lei, pallida. — Se il piccino si sveglia, io li pianto.
— Fammi il piacere! — insistè l'Ercole, con una sorda minaccia nella voce.
Stella buttò via lo scialle. Dette uno sguardo al cantuccio scuro ond'era sbucata. Niente vi si moveva.
— Signore e signori! — urlò il pagliaccio. — Ecco madamigella Stella, la fata dell'aria, che ha il piacere e l'onore di salutarvi per l'ultima volta. Signore e signori! Dernier exercice! Il trapezio all'inglese, il giuoco dei coltelli. Badino, signori, a esaminare il coraggio di madamigella Stella, unica nel suo genere, detta l'intrepida peruviana, premiata con medaglia d'oro al Brasile e nell'America del Sud.
— Badate! — le mormorò. — Che diamine avete?
Lo spettacolo terminò mezz'ora dopo la mezzanotte. I provinciali uscirono facendo il chiasso, con le mani in tasca, con su gli occhi gli enormi loro cappellacci. Qualcuno s'accostò a Nanna che aveva le mani gelate e se le nascondeva sotto lo scialle, salutando col capo e con molti sorrisi. Nella mezza oscurità il figliuolo del sindaco le venne a mormorare:
— Addio, Nanna.... anzi arrivederci. Dove vai ora?
— Chi lo sa? — disse lei, triste. — Partiamo stanotte.
— Stanotte? Con questo freddo?
— Non c'è che fare.