Una voce chiamò:
— Rocco!
— Vengo! — disse il figlio del sindaco. — Addio Nanna. Chissà se più ci rivedremo.... Ricordati di me, Nanna. Ti ricorderai?
Lei non sapeva che dire. Il giovanetto scappò, intenerito, lasciandole un anellino nella mano, mentre glie la stringeva. Nanna guardò al lume del fanale ch'era appeso sotto la porta. Una povera cosa; una fascettina d'oro. Sopra v'era scritto in nero: Ricordo. Lo provò al mignolo.
— Nanna! — chiamò l'Ercole.
Era pronta la cena sul deschetto che serviva al pagliaccio pe' giuochi di bussolotto. Una frittata al lardo, quattro arance, un pugno d'uva passa, una gran fetta di pane, sbocconcellata.
— Vieni a cenare, — disse Battista, che aveva preso posto e tagliava la frittata con una lama di sciabola.
Nanna sedette in punta a uno sgabello, aspettando, con le palme delle mani sulle cosce.
— Tirati via la tua parte, — disse l'Ercole.
Ella affondò i denti nella frittata, arricciò il naso, ingoiò di malavoglia.