— Fredda, — mormorò.

— Meglio, — disse il pagliaccio, a bocca piena, — non c'è paura di scottarsi. E come ci si sente dentro la campagna!

— L'ho fatta io, questa volta, — disse l'Ercole, — c'è della cipolla.

— Una? — disse il pagliaccio. — Sono parecchie, se non mi sbaglio, eccellenza! Allegria! Che ci beviamo sopra?

L'Ercole strinse le labbra e chiuse gli occhi.

— Acqua.

— Questo mai! — disse l'altro, levandosi.

Scomparve per un momento in fondo allo stanzone. Riapparì con in mano una bottiglia ove sguazzava del liquido nero e mise la bottiglia di contro al lume, reggendola pel collo, tra il pollice e l'indice.

— Succo di Giamaica! — declamò. — Ammirino bene, o signori, i rubini incandescenti, il fuoco riconfortante che a momenti scenderà nel nostro ventricolo. Primo ed ultimo esercizio. Un dito di questa roba e si parte per Parigi. Beve prima la principessa.

Versò un dito di rum nell'unico bicchiere e s'inchinò a Nanna che sbucciava un'arancia. Ella bevve a sorsetti, tossendo, con piccoli colpi stizzosi. Due lacrime le spuntarono agli occhi.