— Dille che si spicci anche lei, — fece l'Ercole bruscamente. — Aiutala a cacciare i panni nel baule.

Poi si volse attorno, afferrando qua e là, portando fuori, tornando per ripigliare, a bracciate. Rotolarono per terra palle di ferro, candelieri di stagno, polli di cartone, bussolotti, un treppiedi sul quale l'Ercole faceva mostra d'abbruciarsi la mano come Scevola, un disco a numeri pe' giuocatori del lotto, il tricorno rosso dello scimmiotto scappato per via. E tutto andò a finire nell'immenso tappeto turco ove già si ammucchiava confusamente gran parte della scarsa mobilia alla quale l'abito de' salti e de' contorcimenti non aveva fatto più danno di quanto a' padroni, e che per le screpolature pareva ridersi delle umane miserie. Sul carretto, accosto al tappeto, di cui le braccia poderose dell'Ercole aveano fatto un enorme involto a nodi che avrebbero sfidate le dita di Gordio, andò a riposare il baule ch'ebbe l'onore di ricevere sulla schiena consumata la gran cassa, rattoppata con la pelle d'un asino, caduto per fame e tormentato pur dopo morto.

Quando ogni cosa fu a posto, un altro tappeto, che aveva occhi quanti Argo, coperse decentemente quell'aspra montagna dalla quale spuntavano qua e là angoli e gobbe stravaganti. La cavezza fu messa al mulo rattrappito, quantunque la bestia intelligente non avesse bisogno di redini. Ma il pagliaccio avea filosoficamente osservato che quella gli teneva la testa calda e avrebbe impedito il cimurro.

Dentro, la compagnia si preparava al viaggio. L'Ercole infilava stivaloni che possedevano come lui il dono della impenetrabilità ed erano stati comprati da un caporale di cavalleria. Nanna si copriva tutta con un mantello immenso, aggiustandosi in testa un berretto d'ermellino, di cui aveva voltata in fuori la fodera. Immobile in mezzo allo stanzone, tenendo su le braccia il bambino, di cui si disegnava sotto lo scialle la linea informe, Stella aspettava, muta, con gli occhi sulla porta.

— Che si fa? — disse l'Ercole, ricaricando la pipetta. — Hai attaccato il lanternino al carretto?... Accendi quel mozzicone di cera, guarda lì sotto.... È caduto un soldo a Nanna.

— Dove?

— Lì, presso la porta.

Il pagliaccio si chinò, cercando, con le mani sulle ginocchia, accoccolato.

— L'hai trovato?

— Eccolo, — sospirò, raddrizzandosi.