Allora la gobbetta, che si vide sola, scese dalla seggiola, mise insieme il gomitolo, le bacchette e il lavoro avviato, si tirò dietro la seggiola nel cortile e lì sparve. Ancora per poco il commesso dell'agenzia rimase a guardar di rimpetto. Poi scomparve anche lui.
Un'infinita malinconia pioveva dal cielo grigio sull'angustia della viuzza, ove tutto quanto si moveva tra la nera decrepitezza de' muri pareva che agonizzasse nella mancanza del sole. Romoreggiava lontanamente la città. Ma qui non la vita chiassona e peripatetica, ma la felicità della luce e, le si invidiava, il giallo del sole su' muri, il buon calore del sole. Cominciava marzo con una uggiosa umidità dell'aria, provocante le facili disperazioni, disseminante il fastidio. Pure, la stradicciuola, sopita nella triste sua pace, dolorosamente se ne contentava, abituata a rimaner lontana da' desiderii, non turbata, tutta accidiosa nella sua malata tranquillità. Ma la gente, attraversandola, quasi fuggiva. Qui una muta sofferenza, da per tutto, aleggiante sui palazzi muffiti, chiusa nell'oscurità delle botteghe, impressa sulla faccia delle cose e delle persone, da per tutto.
— Tanto avete pregato Dio, voialtre, che finalmente v'ha mandato l'acqua! — disse Rocco Addosio alle figliuole di donna Maria, le quali davano il lucido a' colletti nella bottega da stiratrici, a metà della strada.
Disse Malia, col ferro levato:
— Che piove davvero?
E mise fuori il capo, guardando il cielo attraverso l'arruffio dei capelli riarsi.
— Non gli badare, — disse Nunziata, la sorella grande, — è scemo. Piove sempre per lui.
— E che è questo? — chiese l'Addosio, mostrando la mano su cui due gocce d'acqua luccicavano.
Ma disopra, dalla finestra che affacciava sulla via, tra le camice e le lenzuola che attaccava a un ferro, donna Maria si sporse a vociargli:
— Sono le camice che scolano, va! Come se non lo sapesse!