— Più! — balbettava, con gli occhi socchiusi.
— E perchè?
— Non so; per questo.
— Già, perchè fa freddo.
— No, non pel freddo, — mormorò, stirandosi dolorosamente sul divanuccio.
Il carbonaio lo esaminava, come meravigliato, chiedendo ancora qualcosa alla faccia grave del ragazzo. Era questa diventata eburnea per la smorta luce che il lume di contro a lui versava sulla tavola e che bagnava la biancheria, portandogliene dolcemente addosso il candore, salendogli fino alla fronte, ove, alla radice dei capelli fini, tutt'intorno, correva una leggera lucentezza di sudore. Egli scivolava, lentamente, con le spalle, su pel divano, lasciandosi andare, con gli occhi levati in alto, di rimpetto. E sopra di lui e di rimpetto, in alto, s'allungavano file di camice ripassate, sospese a cordicelle, sotto un velo crespo. Parevano le camice tutte screziate di punti neri, poichè tutto quel velo n'era constellato. Molti si ingannavano. Ora, per questo, il ragazzo sorrideva, ricordando.
Ricominciava il carbonaio:
— Il latte seguiti a pigliarlo?
Il ragazzo gli fe' cenno, con la mano, che aspettasse. Sbadigliava, a tratti, lungamente.
— Il latte? Sì, — rispose, dopo, — piglio il latte e anche un'altra cosa....