E d'un subito gli sgusciò di sotto al braccio, levando il pugno. Don Michele fu colpito in faccia, alla mascella. Il gesso gli scese giù pel colletto nella camicia, lasciandogli sopra la spalla una gran macchia bianca.
Il cocchiere rideva a rantoli. S'era accoccolato in mezzo al marciapiedi con le mani sui ginocchi, e si godeva la bravata.
— Questa non si fa, — disse don Michele passando sulla faccia la manica del soprabito, — lasciate stare il gesso che fa male agli occhi....
L'altro, raddrizzandosi, pigliava nell'ubbriachezza un'aria spavalda. Gli s'accostò barcollando e, col fiato puzzolente, le braccia penzoloni, gli si venne a metter sotto al muso:
— Ebbene, — borbottava, — vi siete offeso?... Vi siete offeso?...
— Andiamo, — fece don Michele, tornando a stringerselo sotto al braccio.
Quello si lasciò fare, mormorando. Tirarono innanzi fermandosi a ogni quattro passi, ragionando ognuno per suo conto. Nella via deserta don Michele, senza saper come, si mise a raccontare le prodezze della sua gioventù, affastellando bugie come più gli capitavano. Il cocchiere ascoltava, interrompendolo a monosillabi.
— Una volta, — diceva don Michele, — io quando facevo il soldato.... Se sapeste che fatti potrei dire.... Vi ricordate la guerra di Crimea? Mio padre ci stette.... Sentite il fatto del re di Russia coll'ambasciatore della Francia.... Sentite, voi?...
E come l'altro mugolava senza rispondere, seguitò:
— Il re di Russia aveva detto non so che parole d'offesa.... Venne l'ambasciatore e disse: Maestà vi voglio far vedere una cosa.... Va bene, disse il re di Russia, andiamo a vedere.... Voi sentite?