Si volse e mosse diritto alla sua bottega, che s'apriva dietro di lui. V'era accorsa a udire e a guardar, sulla soglia, tutta la turba cachettica dei suoi garzoni tintori, le nervose braccia nude, macchiate bizzarramente di verde o di porpora fin sopra a' cubiti, infilate in matasse di lana e di seta gocciolanti azzurrine lacrime intorno. Altre pallide teste s'affacciavano e pigliavano rilievo sul fondo nero della tintoria, altre mani verdi, gialle, sanguigne si puntavano agli stipiti, insudiciati delle continue loro impronte. Come Vito tornava, avanzando con passo fermo e sicuro, pervaso in tutta la persona, negli occhi brillanti e nel volto dalla solennità del giuramento, il più vecchio de' suoi garzoni si volse agli altri, e disse:
— Lasciate passare.
Tutti si fecero da parte. Sulla soglia della bottega, faccia a faccia, il vecchio garzone e l'Amante si guardarono lungamente, assai commossi, in silenzio. Finalmente il vecchio mormorò:
— Bene, figlio mio.
Poi soggiunse, stendendo al Cristo della viuzza il suo lungo braccio magro e una mano che pareva inguantata di viola:
— Quella è la medicina. E non aver paura che Gesù Cristo, d'oggi innanzi, ti guarderà particolarmente.
— Così sia! — disse Vito. — Io ho fatto il voto e lo voglio mantenere. Ma lui me ne ha da concedere la forza.
Il vecchio aveva le lagrime agli occhi.
— Te la darà, figlio mio, non aver paura! Dio ci ascolta.
— Ora mi sento meglio, — sospirò l'Amante. — Ci credete voi, don Marco? Mi sento assai più sollevato. Gli è come se avessi buttata via lì, in mezzo alla strada, qualcosa che mi pesava sul petto....