— Neh, don Vi', avete fatto il voto e vi siete scordato dei ceri!

— Ah, Gesù buono! — esclamò l'Amante, venendole incontro dal retrobottega. — Avete ragione! E quanti ce ne vorranno, Nunziata?

— Dodici, questo è l'uso. E alle tre messe ci avete pensato? Fate le cose a modo, figlio! Non gli date collera al Crocifisso nostro!...

— Avete ragione, avete ragione. Mi lavo le mani e vado pe' ceri...

La vecchia scendeva pian piano i due gradini della soglia, appoggiandosi allo stipite con una mano e dicendo:

— Non è niente.... non è niente.... Il Signore vi darà la salute....

L'Amante si lavò le mani e uscì. Lungo la strada egli non osava levar gli occhi, assalito come da un certo senso di vergogna per quel che aveva fatto. Si sentiva addosso gli sguardi di tutti, quegli sguardi lunghi, insistenti, che vi seguono fino a quando voi non siete scomparso, che vi impicciano i liberi e inconsci movimenti del corpo e che tolgono a' vostri passi il loro moto regolare. Sul suo cammino la gente si aggruppava, si parlava a bassa voce, perfino gli parlava. Una voce nasale, lenta, trascinante gli fece:

— Don Vi', coll'aiuto di Dio, statevene sicuro. La Madonna v'accompagni!

Era la cieca Marianna che stendeva la mano gialla ai passanti fin da quando egli era bambino e scendeva col padre alla tintoria. Qualcuno le aveva detto:

— Ecco Vito il tintore che passa.