— Ah! compare, — lamentava, — che m'avete fatto, compare mio!...
Provò a sollevarlo e gli cadde sulla pancia. Il cocchiere mise un urlo di dolore, bestemmiò sottovoce e non si mosse più.
Don Michele, annaspando con le mani nella polvere, s'afferrò alla colonnina del fanale per rimettersi in piedi.
— L'ho ammazzato.... — mormorò. E fu preso da un terrore improvviso.
Gli tornò accosto e lo scosse, dolcemente.
— Compare.... compare.... v'ho fatto male?
L'altro sospirava; ora il vino gli diventava nero, tanto che, di colpo, si mise a piangere come un vitello.
— Gli ho fatto male, — balbettò don Michele, udendolo singhiozzare a quel modo che faceva proprio compassione.
Poi, all'improvviso, fu preso da un impeto d'egoismo.
— Ora me ne vado e lo lascio solo, — pensò, guardandolo mentre si lamentava ancora e balbettava nel pianto.