— Schifosa! schifosa! — urlava l'altra, con le braccia levate, — sappiamo tutto, sappiamo! Sei stata vista, t'ho vista io e non è il primo, va, ne hai di moscerini attorno, e ci mangi....
— Va, va! — disse Peppinella che stava a sentire e sorrideva di rabbia, stringendosi alla vita la veste strappata. — E tu no? Fai l'onesta?... Fa l'onesta, fa, vedete, e la sera Carmeniello le sciupa la faccia.
— Chi? — fece Nunziata, con un slancio terribile per gettarsele addosso. — Io? La sentite? Io? Qui s'odora di rose e ci tengono in palma di mano, ci tengono! Guardate chi parla: tu sei marcia.
A Peppina un tremito nervoso agitava tutto il corpo; diveniva pallida per l'ira e quando sentì l'insulto, che provocava delle occhiate ironiche nella folla, si voltò come se cercasse qualcosa. Sulla panchetta del calzolaio c'era la gran pietra di marmo ove si battevano le suola; l'afferrò a due mani, coi denti stretti, levandola alta per lanciarla. Dei gridi di orrore la trattennero, spaventandola; d'attorno a Nunziata le donne si scostavano, abbassando la testa, rasentando il muro; ella stessa che non s'aspettava una cosa simile stendeva innanzi le braccia e chiudeva gli occhi per non vedere.
Ma il calzolaio, un giovanotto che sino allora era stato soltanto a sentire ridendo di piacere, s'era già levato.
— No! no! — disse, facendosi serio, — questo non si fa: lasciate stare la roba mia.
Lei si lasciò togliere di mano la pietra, guardando Nunzia che ripigliava fiato, e poi si riaccostava per ricominciare. Allora le donnicciuole, che avevano paura che dovesse finir male, si misero a strillare.
— Volete finirla o no? Nemmeno quelle di mala vita parlano così!... E siete zitelle! Chi volete far ridere?
E nella folla, mentre i curiosi arrivavano da tutte le parti, una di loro, Rosa Monaco, s'affaccendò a metter pace, scalmanandosi per abitudine. Era già strano che non fosse capitata sino adesso in quel chiasso femminile; ora la gente del quartiere, che di lei sapeva vita e miracoli, se la disputava, cogliendo l'occasione per metterle le mani addosso, mentre lei si dava da fare, zoppicando sulla gamba offesa. E in mezzo a quella ressa, Rosa ancora vegeta e robusta coi suoi quarant'anni addosso, s'agitava strepitando, con delle grandi risate che mettevano in mostra i denti bianchi come l'avorio. Il ricordo piacevole della sua gioventù le tornava adesso alla mente, risvegliato da quella rissa di ragazze.
— Che c'è? Niente, — diceva, — sono le ragazze che si spennacchiano. E ci avete colpa voialtri uomini, che Dio ne possa sperdere la semenza!