E come i giovanotti riescivano persino a darle dei pizzicotti, ella si schermiva, affannandosi, con piccoli strilli di donna solleticata.

— Neh? Ebbene? Le mani a posto!... Guardate, fatemi passare, chè s'accapigliano un'altra volta. Faranno correre le guardie!

In tutto questo diavoleto che metteva in moto la Concordia, lassù ai vicoli di Toledo, ci aveva colpa quella benedetta leva che s'era pigliati i poveri figli di mamma e anche Tetillo, l'innamorato della Peppina; e lo scandalo era nato perchè solo cinque giorni dopo che Tetillo era andato a Perugia, che qui non si sapeva se stesse in Egitto, Peppinella fu veduta passeggiare a sera, con un giovanotto, sul Corso Vittorio Emanuele.

A sentir Nunziata, la sfacciata camminava a testa alta, lungo il parapetto, facendo gli occhi dolci al giovanotto che la teneva per mano e le dondolava il braccio. Sotto al fanale, quando proprio s'erano incontrate faccia a faccia, la brunetta aveva salutato Nunziata sorridendo, senza scomporsi, come se non avesse fatto altro per tutta la vita.

Così la notizia si seppe la sera stessa, perchè a Nunziata bruciavano i piedi d'arrivar subito alla Concordia e gridarla anche ai muri; fatto sta che gliene venne male, perchè, nella rissa, Peppinella, ch'era più forte, se la mise sotto e Nunzia le prese e le prese davvero, tanto che n'ebbe un orecchino strappato e lo scialle in brandelli.

Quando le divisero daccapo, Nunziata sedette innanzi alla porta di casa e rannodò dietro la testa i capelli che le si erano sciolti e le cadevano pel volto. Di tanto in tanto un sussulto nervoso, come un singhiozzo, le saliva alla gola e negli occhi le passavano lagrime di rabbia. E in silenzio, raccogliendo a una a una le peripezie di quella lotta, si rodeva della sconfitta che ora le dava delle strane idee di vendetta, e pensava al male che avrebbe potuto fare a Peppinella con un desiderio di rivincita rumorosa.

— Hai fatto peggio a darle retta, — le disse un'amica, appressando la sedia a quella di lei, — ci si perde sempre con questa gente....

— Va bene, — disse Nunzia, mordendosi le labbra bianche, — s'è fatto qualche cosa.... poi è stata lei che è venuta qui. Non ne parliamo più.

Intanto guardava sempre di sottecchi Peppina che, pochi passi distante, aveva l'aria di non badarle e girava con aria distratta attorno alla panchetta del calzolaio. E guardava sempre finchè l'altra s'allontanò a piccoli passi, le mani dietro le spalle, impettita e sorridente, mentre un mormorio la seguiva. E quando così giunse allo sbocco del vicolo ove c'era ancora qualcuno, come se niente fosse stato, mentre aveva la morte nel cuore, dondolandosi leggermente, si mise a cantarellare:

Me faie na pena, ah!...