Don Peppe, colla mazza fra le gambe, la pipetta corta nell'angolo della bocca, fumava tranquillamente.
— Pare, — rispose al giovanotto, mentre lo si stava a sentire curiosamente; — non mi ricordo troppo bene; non voglio dir bugia. L'anno passato, di questa giornata, ebbi il colèra, che Dio vi scampi, e non potetti sentire.
E come la pipa cominciava a borbottare, fece per vuotarla nel cavo della mano.
Il giovanotto stese il braccio.
— Mi fate fare due sputi?
Don Peppe gli passò la pipa. L'altro accese un fiammifero sul panno dei calzoni, calcò coll'indice il tabacco nel fornellino e tirò due o tre boccate soddisfatte.
— Qual è il numero stavolta? — chiese il marinaio al facchino.
— Trentaquattro, — rispose questi, che passava per cabalista. — E giurateci sopra.
— Figura di sette, — uscì a dire un altro. — Sabato passato è venuto rovescio.
— Già, quarantatrè, — disse un altro.