— Sentite che sogno faccio l'altra notte.... — cominciava il facchino.

— Signori miei! — fece una voce nel silenzio.

Si volsero; Tore stava lì nello spiazzato fra le quattro panche, serio, colla bacchetta nella destra, il corpo in avanti sulla gamba sinistra. Non si parlò più, la lettura era per cominciare.

Tore mise fuori il fazzoletto scuro, lo avvolse alla mano sinistra, aprì il libro ad un segno di carta, tossì, sputò con un getto rapido, sprizzando la saliva fra le commessure dei denti, facendo un passo innanzi, alzò lentamente la bacchetta e, con sua cantilena immutabile, cominciò:

La fortuna è una Dea senza cervello,

E però tutto il giorno fa pazzie,

Or questo abbassa ed ora innalza quello,

Delle genti ama sempre le più rie....

Attorno non si sentiva più un ette. L'uditorio attento e interessato pigliava l'aria d'una scuola di bimbi: degli uomini, bianchi di capelli, non movevano ciglio, colle braccia conserte, gli occhi fissi su Tore che si scalmanava. Nel silenzio, delle tossi brevi, dei rumori di nasi soffiati con tutta forza, distraevano a mala pena. Di tanto in tanto, nei brevi momenti di sosta, l'acquafrescaio faceva il giro delle panche, monetine da due centesimi cadevano con leggero tintinnio nei bicchieri. Poi si ricominciava a stare attenti, confortati da quella specie di ristoro.

Tore aveva già coperto il selciato attorno a lui d'un semicerchio di sputi, torceva il fazzoletto alla mano, gettava indietro sul cocuzzolo il cappello di paglia, con un moto rapido della bacchetta. Dei nuovi venuti che non trovavano posto rimanevano impiedi, dietro di lui, allungando il capo sulle spalle degli altri innanzi a loro, coll'orecchio attento. Dei carabinieri si fermavano, guardando nella folla con una occhiata rapida; qualche coppia d'innamorati s'allontanava, seccata, non provando nessun gusto. La donna tirava l'uomo pel braccio, all'inferriata che guarda il porto. Rimanevano lì estatici, innanzi alle grandi navi ancorate, poi si rimettevano a passeggiare, seguendo la lista d'ombra, chiacchierando, sorridendo, urtandosi coi gomiti.