A intervalli, da lontano, lo strido acuto del Pulcinella d'un burattinaio arrivava sino alla folla, tra un mormorio vago di risate. Dal cielo azzurro il sole si spandeva sulla gran via larga con un chiarore abbagliante; il selciato arso, scottava. Rinaldo si trovava allora in male acque. Una banda di Saraceni gli tendeva agguato nel bosco. La situazione, pericolosa davvero, metteva nell'uditorio una straordinaria ansietà; si spaventavano, cogli occhi sbarrati, la bocca aperta.
Un carretto che passava, con uno stridore aspro di ruote, coprì a un punto la voce del narratore e provocò nella folla un mormorio d'imprecazioni.
— Guarda! — disse uno voltandosi, — proprio adesso!...
— Zitto, — ammonì don Peppe, con uno sguardo terribile.
Rinaldo, che avea giurato di liberare Angelica, càpita, triste e pensoso, nel più fitto del bosco. È una notte senza luna e senza stelle. I Saraceni escono in venti da una macchia, gli corrono addosso....
— Cani di Saraceni, o traditori:
Rinaldo esclama e a un sasso dà di piglio....
Ma non ne uccide che uno, gli altri lo afferrano alle spalle, lo stringono in mezzo, lo stramazzano, lo pestano, gli tolgono la spada....
.... Lo incatenano forte, e detto fatto,
Meschin Rinaldo! prigioniero è tratto!...