Sputò, violentemente.

— Che animale! — mormorò, perdendo il rispetto.

E in una straordinaria commozione giunse a casa che suonavano le tre. La moglie e la figlia lo aspettavano. Sul ballatoio il più piccolo dei marmocchi riempiva la scala dei suoi strilli infantili:

— Il nonno! il nonno! È arrivato! È arrivato!

— Finalmente! — disse la siè Nunzia, colle mani in cintola, — fossi venuto stanotte, fossi! La gallina a quest'ora si sarà spappata.

Dall'uscio, dirimpetto, appariva la camera da pranzo, piena di sole, colla gran tavola tutta bianca del mensale di bucato, col luccichio dei bicchieri, con le posate in simmetria, co' mucchi di piatti nell'angolo, sulla credenza. Attraverso alla porta un gran mazzo di fiori si vedeva a metà sopra un ricamo di carta, accanto alla grande zuppiera delle occasioni solenni. Dalla cesta bislunga, ove s'ammonticchiavano le ostriche del Fusaro, i nicchi e i datteri ancora vivi, si partiva un odore forte di mare.

Quando furono nella camera da letto, e don Peppe si tolse la giacchetta, la siè Nunzia, mentre gli preparava la camicia fresca, gli si mise innanzi tutta amorosa.

— Che è stato? Pe'? Ti sentissi male?

Lui si fece aiutare dalla supposizione.

— Non ho appetito, — mormorò, — ho lo stomaco che non desidera.