Tore battè palma a palma, con una grossa parolaccia.

— Sangue di Giuda! — esclamò. — Ammazzato voi e lui! È scampato, sì, è scampato, ha ucciso i Saraceni!

Don Peppe rimase a bocca aperta, mentre l'altro faceva per chiudere la vetrata.

— Sentite....

— Domani! — urlò Tore, sbattendogliela sul muso.

Lui, dalla strada deserta, guardò ancora la finestra, intontito. La mala grazia non lo irritava: un fremito di compiacenza gli saliva pel corpo.

— Bravo Rinaldo! — balbettò.

Lentamente rifece la via. Ora parlava solo, sorrideva, si fermava a meditare, con le mani in saccoccia. Passando innanzi a una botteguccia di tabaccaio comprò un sigaro e lo accese, fumando a boccate grosse, continuando a mormorare fra sè e sè.

Infine, quando sedettero a tavola e Nunzia gli mise innanzi il piatto con la minestra fumante, lui sorrideva ancora, mentre molte occhiate curiose lo interrogavano.

— Oh! sapete, — fece a un tratto, non potendone più, — questa è la verità, sono stato a sentir Rinaldo....