Il siciliano si prese Ciro sotto al braccio e non disse mezza parola per tutta la via. Ma come arrivarono in Questura e gli aprì il cancello della guardina, lo spinse denaro, sferrandogli un calcio nella schiena.
— Va muori, schefiuso! — esclamò, e gli sbattè in faccia il cancello.
Ciro lo guardò attraverso l'inferriata; una vampa di collera gli salì alla faccia e fu a un pelo di rispondergli. Ma, come l'altro se n'andava tranquillamente, strascicando la punta del bastone sul selciato, quello che gli voleva dire gli morì sulle labbra. Gli tenne dietro con l'occhio invelenito sino a quando si perdette nell'ombra, rasentando la scala grande di cui biancheggiavano i primi gradini di marmo sporco. Poi, lentamente attraversando il corridoio scuro, Ciro fece due passi e si trovò in guardina.
— Buona sera a tutti, — brontolò, con le mani in tasca.
Una voce rauca rispose: buona sera; e per un pezzo cessò il rumore di una moneta che un ragazzetto, seduto per terra, faceva rotolare fra le gambe allargate. Non ci volle molto perchè Ciro facesse l'occhio a quella semi-oscurità della stanzuccia; la guardina la sapeva come casa sua e questa era la quinta volta che vi avrebbe dormito. Soltanto gli entrava la malinconia nell'anima a vederla così deserta e silenziosa. Una vera miseria; due compagni che non gli badavano nemmanco. Il ragazzo ricominciava a giocare col soldo, mentre dei piccoli brividi di freddo gli salivano pel corpo. L'altro, seduto sulla panchetta con le spalle al muro, aveva chinata leggermente sul petto la testa: forse pensava a' guai suoi o s'era messo a sonnecchiare. Da un angolo, ove il muro faceva gomito, la lucernetta appesa nella stanzuccia spandeva intorno una luce rossastra di cui la povertà lottava a sprazzi subitanei e brevi con la tenebra degli angoli, con le oscurità fitte dei vuoti ove, fondendosi, la parete spariva. A volte, d'un subito l'aria si appesantiva; nell'afa tormentosa passava con una folata irrespirabile il puzzo forte ed acre della latrina, che pungeva le nari.
— Cristo! — fece quello della panchetta, che s'era levato e passeggiava con le mani dietro la schiena, — ci hanno pigliati per cani, ci hanno pigliati! Chi vuol morire di subito ha da star qui una nottata.
— A chi lo dite? — sospirò Ciro che si era messo a sedere sul tavolaccio e masticava un mozzicone, sputacchiando al muro. — poveri i figli di mamma che ci capitano!
L'altro seguitò a misurar la camera brontolando, poi disse:
— Manco male che poco ancora ha da durare l'incomodo....
— Uscite a libertà?