— Già, domani.
— Io pure! — esclamò il ragazzo che s'era avvicinato al tavolaccio.
— Che figlio di mala femmina! — soggiunse quello della panchetta, ammiccando al monello che s'era ficcato in mezzo al discorso. — L'hanno acchiappato che giocava a zecchinetto e aveva tre fazzoletti addosso....
— Non è vero! — protestò il ragazzo, passando sotto al naso la manica della giacchetta, — i fazzoletti se l'hanno inventati loro; m'hanno preso perchè sono vagabondo e non ho mestiere....
Mentiva, con la sua spudoratezza di fanciullo viziato, senza levar gli occhi che aveva neri e profondi, acconciandosi addosso gli stracci unti che ad ogni strappatura lasciavano veder la carne di sotto. Succedette un silenzio. Ora nell'ombra si esaminavano a occhiate rapide, si riconoscevano nell'impronta di malizia e di sospetto che dava la mala vita alle loro fisonomie.
— A me, — disse quello della panchetta, — m'hanno preso per sbaglio. Qualcuna n'ho fatta anch'io e per questo.... Ebbene, che volete? Nella gioventù non s'ha mai la testa allo stesso posto, e poi quando ho bevuto un bicchiere soverchio.... Ma stavolta, com'è vero Dio, non ho fatto niente, m'hanno preso perchè m'hanno voluto prendere. C'è il delegato che s'è messo in capo di volermi tribolare....
— Uh! — strillò il ragazzo. — la lucerna si smorza!
Difatti il lucignolo crepitava, lanciando nel muro di faccia le sue ultime fiammate rosse, agonizzando nella spira di fumo denso e puzzolente che serpeva pesantemente nell'aria. Essi guardavano, seguendo quella vana lotta con le tenebre che trionfavano a vista, avanzando nella camera. Di colpo il lucignolo si spense, l'oscurità divenne profonda.
— Buona notte ai suonatori. — disse Ciro, con un riso ironico.
Stese la mano tastando; gli venne sotto la faccia magra e fredda del ragazzo che si era stretto al muro tutto pauroso. Il ragazzo, rabbrividendo, mise un piccolo grido di terrore.