All'alba, come il sole era già entrato nella stanza, allo svegliarsi n'ebbero gli occhi così feriti che non si potevano guardar in faccia e se li stropicciavano coi pugni chiusi, sbadigliando, stirando le braccia che l'inerzia della nottata aveva addormite.

— Che tempo fa? — chiese Ciro a quello della panchetta che sbirciava attraverso all'inferriata.

— Bella giornata, — rispose l'altro, senza voltarsi.

Il ragazzo s'arrampicò sul parapetto e dopo un momento ch'era stato a guardare:

— Ecco Gennarino! — esclamò. — Ci vengono a chiamare....

Saltò a terra, sgambettando per l'allegrezza. L'altro, preparandosi, s'acconciava i capelli sotto il berretto, riannodando la cravatta di cui il fiocco gli era girato sulla nuca.

— Ve n'andate? — disse Ciro alzandosi.

— Ora ci chiamano, — rispose l'altro, — vi saluto. Se volete che porti qualche imbasciata a casa vostra....

— Sentite, — disse Ciro pigliandogli la mano, — fatemi una finezza. Conoscete l'acquafrescaia all'angolo di Porta Nolana?

— Sicuro! — disse l'altro.