— Raffaele! — chiamò dal basso la voce rauca del guardiano. — Chi è Raffaele?...
— Ora vengo! — strillò quello della panchetta.
— Abbiate pazienza, — supplicava Ciro, stringendogli la mano mentre quegli cominciava a moversi. — Laggiù, dimandate di Teresa, è una vecchia che tutti la sanno.... Ha un fazzoletto nero al collo.... Ditele che non abbia paura....
— Nient'altro?...
— Abbiate pazienza, — continuò Ciro accompagnandolo, — ditele che se vuol venire a San Francesco domenica che è giorno d'entrata.... No, no, non le dite così.... Ditele che è stata una rissa e m'hanno preso ubriaco...
— Va bene.... va bene, — promise l'altro, scendendo la scaletta.
— Sentite.... le baciate la mano per me.... Vi ricordate?... Vi ricordate?...
Nessuno rispose. Raffaele era sparito. Ciro risalì i due scalini tremando sulle gambe. Si guardò attorno: ora lo lasciavano solo come un cane, sbattendogli il cancello alle spalle, senza nemmeno guardargli in faccia.
Andò a sedere sul tavolaccio e nascose la testa nelle mani puntando i gomiti sulle ginocchia, le gambe penzoloni.
— Pazienza! — mormorò dopo un momento.