— Tu?
E la guardò, con una maliziosa dolcezza.
Ella arrossì tutta; volse la faccia dall'altra parte, mortificata, in un pudico sentimento di maternità.
E venne finalmente questo aspettato, venne in una mattina rigida di gennaio, all'alba opalina di una giornata minacciosa. La vecchietta del secondo piano rimase di stucco quando, all'aprire l'uscio, si vide davanti il marito della signora Carolina, l'impiegatuccio, pallido e tremante.
— Oh! mio Dio! — esclamò. — Forse la sua signora....?
— Sì!... — disse lui, rapidamente. — Fatemi la carità, non abbiamo nessuno in casa.... non posso chiamare nessuno.... non avevo preveduto.... Venite su!...
— Oh! mio Dio! — balbettava la vecchietta, con le mani giunte.
E si affaccendava, smarrita, cercando attorno una cuffia nuova, cercando un altro grembiule, sciogliendo le fettucce a quello che aveva davanti. Lui fremeva d'impazienza, porgeva orecchio, s'avviava, tornava ad avviarsi verso l'uscio, credendo ch'ella si movesse una buona volta. Ma lei s'indugiava ancora, piegava e ripiegava un fazzolettino e si passava la mano su' capelli, ammaccandoli leggermente alle tempia....
— Non importa, se vengo così, come mi trovo?
— Ma venite! — proruppe, afferrandola pel braccio, trascinandola quasi a forza per le scale, mentre ancor ella si scusava della veste sciupata e delle babbucce vecchie.