Improvvisamente, mentre rattoppava una manica a un soprabito del marito, la vecchietta sobbalzò sulla seggiola. Ah, finalmente! Qualcuno saliva le scale. In punta di piedi andò a guardare pel finestrino dell'uscio. Era un giovane dalla barba bruna e portava gli occhiali: alto, vestito per bene, dall'aria grave, dall'incesso grave delle persone serie. Faceva colare, camminando, l'ombrello immollato, che rigò d'acqua il pianerottolo. Andava sopra. E vi rimase tre quarti d'ora: ma ora lei, decisa, lo avrebbe aspettato sino a sera. Gli fece la posta dietro l'uscio, provando da sola i sorrisi e le gentilezze con cui doveva accostarlo. Quando lo sentì scendere tossì leggermente, fece cigolar l'uscio, e gli si trovò di faccia sul ballatoio, con una piccola riverenza.
— Ella scusi, — fece rapidamente, — ella scusi, se mi permetto.... Ma lei, certamente, è un amico di casa dei signori di sopra.... Io sono stata malata, non ho potuto visitarli com'era mio dovere.... e poi.... lei capisce, non voglio tediar nessuno. Potrebbe favorire di dirmi come va la signora?
Lui, molto riguardoso, s'era scappellato, e l'ascoltava.
— La signora sta bene, — rispose. — Ma l'emozione ancora le dura.
E come lei, un po' sorpresa, lo interrogava con lo sguardo:
— Io non so — aggiunse — se lei.... Lei non sa?... Il bambino le è nato sordo....
— Oh, figlio mio! — esclamò la vecchietta.
— .... e forse anche muto, — finì lui, scuotendo dolorosamente la testa.
Alla vecchietta corse un brivido per tutta la persona. La sua mano tremante s'afferrò alla balaustra.
— Io.... non sapevo.... — ella balbettò, — io.... Oh, mio Dio!... Oh, poverini!... Povera signora!...