— E dove andate ora?

Tore fece spallucce.

— E voi?

— Io? — disse Vito.

E si guardò innanzi, cercando. La vita rumorosa della strada, il chiasso comico dei venditori, le luminarie delle bottegucce ambulanti solleticavano in loro un timido desiderio di muoversi, d'entrare nel grande strepito, di parteciparvi.

Infine Vito si decise.

— Senz'offesa, se bevessimo un bicchiere di quello che pizzica la lingua, da Totonno? Stanotte voglio fare tutta una dormita....

— Privo di Dio, voi me l'avete tolto di bocca! — approvò Tore.

E gli rimase attaccato al braccio, mentre s'avviavano, trascinandosi. Ora la contentezza li esaltava; non si sarebbero divisi mai più! Che ragazzata l'affare dell'altro giorno! Ah! Ma si sapeva che sarebbe finita così, si sapeva. Al Sebeto c'erano andati apposta, per far la pace, che a quel modo non avrebbero potuto tirarla a lungo, col muso lungo. Ai ragazzi, poi, a casa avrebbero fatta la predica, e se fiatassero botte a occhi chiusi. O che volevano metter fuoco all'erba verde, volevano?

Allo sbocco d'un vicolo, Tore che nei panni non c'entrava più, coi settant'anni che aveva addosso si mise a cantare: