— Ma che è successo?... — fece lui, accigliandosi.

E le ruppe lo sfogo sulle labbra; ella per un pezzo non seppe che rispondere, sopraffatta.

— Va bene, — disse dopo un momento, — va bene, ho torto io, ho levato troppo la voce, ma una volta, tempo fa, non m'avresti risposto così. Hai visto a che cosa son ridotta? Che vogliamo fare? Dimmelo. Almeno ch'io possa regolarmi. Debbo buttarmi giù dalla finestra? Te lo giuro sull'anima di mia madre, se vuoi far entrare la disgrazia e il disonore nella casa mia, io lo farò....

— Fossi pazza? — disse lui, pigliandole il braccio, attirandola, dolcemente.

— Andiamo via di qui, — mormorò Bianchina.

Entrarono nella Villa del Popolo, sedettero a una panca, di rimpetto al mare. Il mare aveva una tinta fortissima di azzurro, delle barche lontane biancheggiavano, con le vele tese. Passava un vaporetto, nero, correndo, con l'elica che faceva spumeggiare l'acqua. La giornata era calda; nel sole di giugno li pigliava come un torpore, sulla panca solitaria.

— Qui mi vien sonno, — disse lui, levandosi, — passeggiamo fuori.

Ella si alzò e gli tenne dietro.

— Dove andiamo ora?

— Dove vuoi, — disse lui. — Vogliamo tornare?