abito a le Padule,
portami là le cere
e vienimi a trovar....
Ora in coro, tutti e tre, intonavano l'ultimo ritornello:
Sant'Anna potente,
Sti miracoli sape fa!
Poi la gobbetta andò in giro vendendo per un soldo la storia de' due amanti, diventati marito e moglie per virtù della santa. Sotto alla bottega il barbiere si mise a leggerla in piedi, con la moglie e le figlie attorno. Un coscritto la comprò per mandarla forse alla sua amorosa, come una promessa.
Bianchina, quando se ne andarono, richiuse la finestra e appoggiò la fronte a' vetri, guardando ancora nella strada che si vuotava.
Una profonda amarezza le scendeva al cuore. Barcollò; si dovette afferrare a un battente della finestra per non cadere. La pigliava un capogiro, le tempie le battevano; chiuse gli occhi, li riaprì dopo un momento, lasciando il battente, affidandosi alle braccia che stendeva innanzi, facendo un passo nella camera. Arrivò sino al canterano di legno nero, sul quale una immagine della santa guardava innanzi a sè con l'occhio severo, con le labbra chiuse, impassibile.
Con le mani tremanti le accese il lumino innanzi. La santa si rischiarò. Ma la faccia rimase com'era, con la stessa piega di meditazione alle labbra fini e lunghe, con lo stesso sguardo implacabile, con le mani stecchite sul tono scuro della veste.