Ella provò a pregarla. Aveva la bocca amara, si sentiva un dolore fitto nella testa, come se le avessero stretta al cranio una cordella. Un singhiozzo convulso l'afferrava alla gola.

— Sant'Anna mia! — balbettò, — Sant'Anna mia, perdonatemi! perdonatemi!...

Aspettava; aspettava che la santa si movesse a pietà, aspettava che sorridesse, che le mormorasse qualcosa, in quel silenzio della stanzuccia, innanzi a quel raccoglimento di peccatrice compunta. Levò lo sguardo. La santa rimaneva indifferente, chiudeva l'orecchio alle sue preghiere, non aveva compassione....

— Oh! Sant'Anna mia!... — susurrò Bianchina.

E cadde lunga sul pavimento, co' denti che le battevano, con la febbre che la bruciava sino all'ossa.

La Taglia

Mariangela Santella non ne poteva più. S'era buttata sul pagliericcio e mordeva lo scialle stracciato, per non farsi udire. I dolori del parto l'avevano colta d'un subito, mentre raccoglieva di su al davanzale della finestra i peperoncelli rossi che avea posto a seccare al sole.

Per terra il più piccolo de' marmocchi, nudo e steso con la pancia all'aria, brancicava attorno con le manine e rideva ai pulcini della chioccia che lo vellicavano, saltellandogli sul petto con le zampine sporche di terriccio.

L'altro, il rosso dagli occhi grandi e stupidi, sbucciava i fagioli nel tegame con una lentezza di ragazzo fannullone, rimanendo lungamente a guardar la madre che si torceva.

Bernardino Santella entrò, con la pipetta in bocca e le mani sul dosso. Di fuori qualche urlo di spasimo lo avea udito, sapeva di che si trattasse; già, un giorno o l'altro, era cosa che doveva accadere.