— Mbè, Mariangela? — fece, accostandosi alla moglie. — La chiammamo sta vammana?

E sogghignò, masticando un po' la cannuccia della pipetta, battendo il piede a terra leggermente, con le labbra strette.

Ora che a Durazzano non si poteva più fare un passo fuori l'uscio e la gente si chiudeva in casa come se ci fosse il colèra, si poteva pure morire di parto, e poi la vammana se n'era fuggita a Bisaccia, con le figlie e il farmacista Stoppella. Nel paesello sconsolato era un silenzio dì morte; terrori improvvisi facevano raggricciare le carni, e un niente lo metteva sossopra. Mariangela non s'era messa a gridare, pensando alla paura che avrebbe fatto al vicinato, ove accosto alla stamberga sua c'erano le figlie del notaio che a momenti s'immaginavano di vedersi i briganti in casa ed erano quasi ammattite, pensando al loro onore in pericolo. Il notaio co' due nipoti preti si fabbricava la polvere in casa e non usciva più da un mese nemmeno a sentir messa. Da Atina, da Esperia le male notizie le portava il vento. Oggi il saccheggio alla casa del sindaco, ieri Fita Vocanello che avea mandata alla mamma di Benedetto Caruso un'orecchia del figliuolo in una lettera, dicendo che pel riscatto voleva mille ducati, e poi Angelo, il mandriano del signor marchese, arrostito sulla legna come un montone, e le due belle mule di Fortunato Sacco sparite col basto e la cavezza dalla stalla: un orrore, un orrore! La gente si raccomandava l'anima per le brutte morti che sentiva, guardandosi in faccia, spaurita. Uno dietro all'altro arrivavano i telegrammi; diceva il prefetto che subito avrebbe mandati i soldati e questi non si vedevano mai. A mala pena ne vennero cinquanta nel giorno del Corpus Domini. Si abbandonarono qua e là pe' campi arsi, per la boscaglia fitta che non conoscevano e tornarono sfiniti, dopo sette ore di fucilate, con tre compagni morti sopra le barelle.

Ma pure, fruga e rifruga, aveano presi due della banda e se li cacciavano innanzi legati, sputacchiando loro in faccia come fecero a Cristo sulla croce.

Allora Mariangela, ch'era stata a vederli passare fra la gente accorsa, per poco non si sconciò dal ribrezzo, e sempre diceva che avrebbe fatto un figlio col labbro rotto, come l'aveva uno di quelli, che le avea piantato gli occhi negli occhi mentre lei sclamava: — Dio sia lodato!

La faccenda fu subito accomodata, senza romore di giudizio, senz'avvocati e tribunali. Laggiù, dietro la chiesuola, li fucilarono sullo sterrato, e ancora si veggono i buchi neri delle palle nel muro. Quello del muso rotto si voleva a forza confessare, lagnandosi che gli perdevano l'anima col mandarlo all'altro mondo senza quel sacramento. Così il sergente Mazzarella, intenerito, gli fece la proposta che s'acconciasse con lui ch'era stato chierico tant'anni addietro. Ma come gli accostò l'orecchio alla bocca l'altro glie l'afferrò tra i denti e se lo mangiò come niente. Un orrore!

Bernardino s'era messo a sedere sulla tavola zoppa, con le gambe penzoloni, le palme strette fra i ginocchi.

Il sole di luglio irrompeva lì dentro con una vampa che ardeva la carne e toglieva il respiro; bruciacchiava sotto l'uscio le fette di melanciane che si torcevano, raggrinzendosi, sul solaio. La chioccia beccava fra i chicchi sparsi, chiamando i pulcini che si rincorrevano pigolando. Un cagnolo puntava le zampe sull'orlo dell'orciuolo e vi allungava il muso sporco, lambendo l'acqua che al sole era diventata tepida.

Fuori un silenzio pesante per tutta la spianata fin dove arrivavano l'ultime case, ove il terreno s'incurvava leggermente e apparivano le cime spogliate dei primi alberelli.

— A Battista de Limátula l'hènne missa ncuollo 'a taglia, — disse Bernardino, di colpo, levando gli occhi sulla moglie.