Lei s'era allungata sopra un fianco, sbadigliando, sorreggendo la testa nella mano, mentre attorno le ronzavano le mosche, nell'afa.

— Mille duchète.... — soggiunse lui. — E nc'è pure l'avviso sotto a lu Municipio.

— E quante fanno? — disse Mariangela, che nel voltarsi a udire il marito mise un piccolo grido di dolore.

— Eh! — disse lui. — Fanno mille duchète, fanno, e tutto Durazzano nu li vale.

Vi fu un silenzio. Il marmocchio era arrivato sotto l'uscio, carponi, e s'afferrava al manico della vanga, tirandosela addosso. L'altro, il rosso, lo guardava fare sorridendo; poi s'alzò, gli venne ad accoccolarsi accosto, lo afferrò alle spalle e se lo rovesciò sul petto. Il bimbo nudo strillava, impazientendo, con le manine che volevano difendersi. Poi, steso bocconi sul fratello, gli rise con la bocca su la bocca, mettendogli le dita negli occhi. L'altro si schermiva, armeggiando con le mani, vellicato dalle carni fresche e sode dei fratellino.

— Sempre mille? — sospirò Mariangela, sputacchiando come se avesse bevuto fiele. — Vivo o muorto?

— Ecchè? — fece lui, sghignazzando. — Isso nun se fa pijà vivo!... Sapessero addò sta, sapessero! Siente, neh, io saccio addò sta.... Sta là nfunno, sott'a la pagliara e' Dunat'Auricchio, va!... E siente....

Ma lei, nel sopore che succedeva agli spasimi, taceva, con la bocca schiusa, già quasi addormentata: il sudore le luceva sotto gli occhi affossati.

Bernardino scese dalla tavola e s'accostò a guardarla.

— Mbè?