Egli sedette accanto alla piccola, con la quale si mise a parlare sottovoce, raccontando il fatto. Malia guardava ancora; le era parso di riconoscere nel piccolo servitorello inguantato, che se ne stava ritto allo sportello d'una carrozza, il figlio del macchinista il quale, un tempo, abitava di faccia a loro, al mercato. Ah! sì! era proprio Peppino!

Ora la carrozza, lasciando le signore che entrarono in un palazzo, girò e venne a mettersi nella piazza. Il servitorello scese, gironzò un poco attorno, guardò in aria, s'accomodò sulla testa la tuba lucida, e rimase lì impalato, sbadigliando.

— Sentite, — disse Malia a' bimbi, — aspettatemi qui, ora vengo, non vi movete....

Passò dietro alla statua, sedette su uno de' poggiuoli di marmo, e sciolse i capelli, mettendosi in grembo le forcinelle. Rifece la treccia, passò due o tre volte la palma della mano sulla frangetta ribelle che il vento le avea scompigliata in fronte e strinse dietro la vita il nodo dello scialletto. Tornò a' bimbi. Il maschietto già sonnecchiava, la testa sprofondata nel berretto, sino agli occhi.

— Levati, su! — disse Malia. — Andiamo....

Gli aggiustò in capo il berretto, gli nettò dal terriccio i calzoni e se lo prese per mano.

Il servitorello non si moveva, guardando ai balconi di rimpetto. A un momento se la vide passare innanzi lentamente, in mezzo ai bimbi.

— Buongiorno, — sorrise Malia.

— Oh! — fece lui. — E che fate qui?

— Niente; camminiamo; la mamma è uscita.