E afferrò e strinse quella della bambina, che lo guardava sorridendo.

— Ahi! Mi fate male! — disse Malia.

Di colpo, a un fischio acuto, il servitorello si volse, lasciò andar la mano.

— Diamine! — esclamò. — Le signore scendono.... addio.... statevi bene.... arrivederci!...

Prese la corsa a capo basso.

— Ricordatevi la promessa! — gli gridò dietro Malia.

Egli accennò di sì col capo, galoppando per trovarsi in tempo allo sportello, con le ali del soprabito che svolazzavano. Malia si fece innanzi sul marciapiedi, per vederlo passare. Il servitorello, seduto in serpa accosto al grosso cocchiere tutto serio, la salutò con un lungo sorriso. Ella tenne dietro con lo sguardo alla carrozza che s'allontanava, sino a quando, nel lontano, sparve.

Per via il piccino chiese alla sorella:

— Chi è quel signore?

Malia gli strinse il braccio con un'aria circospetta e maliziosa, e gli ammiccò, coll'indice sulle labbra.