Il marmocchio non capì, ma fu contento della risposta silenziosa. Si rimise a rosicchiare i ceci, trascinando la cannuccia.

Malia andava innanzi di due passi, la testa alta, tutta compresa dell'idillio. Gli occhi grandi, attraverso alla frangetta, ridevano.

II.

La via larga era piena di sole, quasi deserta, quantunque dalla piazzetta di Porto si potesse, attraversandola, arrivar presto alla marina. Era come un silenzio fra que' due continui romori della piazzetta e del Molo. A Porto, sotto gl'immensi ombrelli incatramati, sotto le tende larghe, sotto le tettoie di zinco luccicanti, i venditori urlavano dall'alba, le spighe bollivano nelle caldaie enormi, le frittelle s'ammonticchiavano a piramidi, tra un fumo di tizzi scoppiettanti, in un odore di strutto bollente ch'entrava in gola come un'arsura e faceva venir la tosse stizzosa.

I marciapiedi sparivano sotto le ceste dai fianchi gravidi, una voce gridava ai passanti il sapore e il colore bello de' pomodori, de' peperoni gialli, delle prugna more ammucchiate su per le panchette, in piattelli. Gli odori si confondevano: a volte dal gran magazzino di coloniali usciva un profumo dolce di alcool travasato.

In giù il mercato del pesce era tutto un formicolio, lo favoriva la giornata di magro. Dai tronchi immani dei tonni il sangue scorreva gocciolando nelle pozze, metteva qua e là sul selciato sdrucciolevole delle larghe macchie rossastre. La povera gente, la borghesia meschina si decideva pei tonni, tentata dalle fette doppie e rotonde che ne tagliavano, tutta carne. Pei signori i cuochi venivano a pigliare i merluzzi e le orate rare e le triglie lucenti, macchiate di carmino sul dosso, stese sul letto verde di musco, le bocche spalancate.

Al Molo era un commercio più largo, un movimento più romoroso. Passavano i carri a tre, a quattro, in fila, carichi di balle, di botti enormi, con un fracasso di frustate, di cigolii aspri di ruote, di scricchiolamenti di balestre, di «arri», urlati alle bestie affaticate arrampicantisi sulle rotaie del tramway che davano sbalzi improvvisi alle carrozzelle frettolose, agli omnibus lenti e pesanti. A destra, sul mare, l'inferriata a lance s'allungava perdendosi nel lontano, come fusa in una parete di ferro luccicante, dietro cui s'intricava la ragnatela de' pennoni, de' lunghi alberi delle navi ancorate. In cima agli alberi le banderuole colorate pendevano nell'afa, immobili.

Questa via larga e deserta sbucava a Porto per un capo e per l'altro metteva al Molo. Era una scorciatoia, ma i vicoli attorno, pieni d'ombra e di frescura, la lasciavano abbandonata. Si passava per questi vicoli girando quel tratto di strada lungo e soleggiato, ove scottavano i lastroni, ove tutto era giallo di sole.

Le tre bambine, dopo aver guardato qua e là, si fermarono in questa strada, andarono a cacciarsi sotto un androne, sedettero a terra e cominciarono a chiacchierare, gesticolando.

Parlavano a bassa voce, dando a volle occhiate rapide nella via, quando qualcuno passava discutendo. La più grande mise fuori delle strisce di pannolino vecchio, infilò un ago, fece a pezzetti uno straccio. Le altre guardavano attentamente, aspettando.