—Bravo!—disse l'oculista—tanto meglio!

—Bravo!—ripetè Agenore con un po' di tremito nella voce—tanto meglio…. già è una bazzecola…. bisogna esser forti.—

Ernesta guardava sbigottita ora l'uno ora l'altro, mentre il vecchio Bortolo andava e veniva obbedendo agli ordini brevi e frequenti.

—Ernesta!—chiamò il cieco.

—Eccomi.—

Si fè presso al disgraziato e pose la mano nelle sue.

—Così—disse Leonardo—sarò più forte.—La povera donna non rispose; cogli occhi sbarrati dallo sgomento seguiva ogni movenza del dottore.

Vedeva preparare le fasciature di flanella bianca, le compresse, i filacci, levar da un piccolo astuccio certi ferretti lucenti, ed Agenore affaccendarsi per far poco più di nulla, senza potere star fermo, e l'altro solenne, pacato, silenzioso. E girando lo sguardo intorno intorno con un movimento automatico del capo, contemplava il letto, le seggiole, gli armadi, i quadri appesi alle pareti, non parendole vero che in un momento così solenne potessero ancora essere i quadri, le seggiole, il letto d'ogni giorno e serbare in tanto affanno essi soli l'aspetto più indifferente dell'usato.

E ancora girava il capo come un automa, e ancora fissava gli occhi sbarrati nel dottore…. Poco stante lo vide muovere verso l'infermo e tremò tutta.

—Ci siamo?—domandò il cieco.