Nessuno gli rispose.

Il dottor Q…. volse il seggiolone in modo che la luce non battesse sulla faccia del paziente, poi spalancò la finestra, e guardò verso Agenore. Costui era occupatissimo intorno alle compresse e se ne distaccò a malincuore.

—Bisogna star fermo,—disse l'operatore con voce amorevole.

—Starò fermo,—rispose Leonardo.

Inginocchiata innanzi al marito, le labbra ardenti impresse sulla mano che stringeva forte la sua, Ernesta intese ancora la voce sommessa dell'oculista che diceva: «Lei, dottore, tenga ben sollevate le palpebre, così… mi raccomando—» poi chiuse gli occhi.

Seguì un gran silenzio.

La povera donna radunava nel buio i fantasmi del suo passato, andava raccogliendo gli atomi in un caos vertiginoso per comporli a forme note—tutto ciò senza coscienza; rivedeva Leonardo come la prima volta gli era apparso, indifferente e cortese, poi galante, poi assiduo, poi fidanzato, sposo, marito—e di nuovo annoiato, freddo, indocile al giogo della famiglia, e finalmente cieco, pentito… e seguendo come trasognata i quadri di questa visione, parevale d'udire un martello assiduo; era il suo povero cuore in tumulto. Quanto tempo durò quella visione? Un baleno. All'improvviso sentì tremar forte il braccio di Leonardo e la mano di lui avvinghiarsi alla propria; strinse vie più gli occhi e le labbra, si sprofondò più addentro nel caos che le si apriva dinanzi…. ancora uno di quegli istanti che contano per anni nell'eternità, e finalmente un grido acuto, penetrante, accompagnato dal tremito convulso di tutto il corpo del paziente.

—Ecco, ecco, è fatto;—disse il dottor Q…

—È fatto,—balbettò Agenore.

Ernesta aprì gli occhi attonita.