Era bello Leonardo? Sì, era bello; dalla fasciatura usciva la sua fronte alta, serena, il naso affilato; le guancie aveva un po' smunte, ma non incavate, il mento tondo; bei capelli ricciuti, baffetti neri e belli… Era bello Leonardo!
E non poterglielo dire, non poterglisi buttar fra le braccia, coprire di baci la sua fronte, le sue guancie, dirgli cento volte:—sei bello, sei bello!—
Silenzio! È l'alba del sesto giorno, poche ore ancora!…
Silenzio.
Venne l'ora sospirata, venne il dottore, e dietro a lui, frettoloso per timore d'essere in ritardo, Agenore.
Fu data un po' di luce alla camera, poi il dottore fece a voce alta alcune interrogazioni all'infermo, gli toccò il polso. Tutto andava benissimo. Allora tornò alla finestra, temperò la luce studiandone la direzione e di nuovo venne al capezzale e tirò la coperta di colore fin sopra la rimboccatura, perchè la bianchezza del lenzuolo non ferisse troppo vivamente l'organo indebolito… Era venuto il momento. Ernesta tremò e dovette reggersi al braccio di Agenore.
La lunga lotta combattuta con apparenza di vittoria, quella lotta che aveva per premio la speranza, era stata un inganno; ecco, i baldi fantasmi fuggono dalla sua mente come un esercito di vigliacchi—e quell'unico nemico, che pareva sopraffatto e meschino, si rialza, ed è un gigante.
Se Leonardo non vedesse nulla!
Fu l'ansia d'un solo istante; cadde la benda, Leonardo aprì gli occhi, li girò intorno e fissandoli estatico sulla faccia paurosa di Ernesta, protese le braccia chiamandola col gesto.
—Ti vedo! ti vedo!—
Ma la voce si ruppe in un grido, e il grido in un singhiozzo.