Ernesta gli si gettò fra le braccia e mescolò alle sue le proprie lagrime di gioia; anche Agenore piangeva, ma voltava il capo dall'altra parte per non farsi scorgere.

XXII.

Emicrania e mal di nervi.

La signora Virginia Rinucci venne troppo tardi, quando il medico aveva rimesso la benda a Leonardo e se n'era andato.

Non lo disse espressamente, ma lasciò capire che era una disgrazia.

—Peccato!—mormorò; e mormorò quel peccato! in guisa, che Ernesta dovette proporsi il quesito se il danno fosse di Leonardo, di Virginia Rinucci o di tutti quanti.

Ma l'amabile cuginetta non la lasciò lungamente in dubbio, e dopo aver diluviato domande su ciò che aveva detto e fatto il cieco rivedendo la luce, concluse candidamente: «peccato! se ci fossi stata, avrebbe visto anche me.»

—Sicuro,—disse il dottor Agenore,

—Sicuro,—ripetè Ernesta sorridendo.

Queste ciancie si facevano nel salotto, dovendosi, per ordine del dottore, lasciare in pace l'infermo.