—Non dice questo.
—Che cosa dice? Ha egli pensato, come ho pensato io, che questa vita è intollerabile? E che ha risoluto?—
Il dottor Agenore si vide così sbalzato dall'esordio alla perorazione, senza aver fatto un passo; prima di rispondere provò a puntellarsi.
—E ci ha ella proprio pensato? Ed è venuta per davvero alla conclusione che questa vita è intollerabile? Ed è certa di non aver avuto un po' di febbre, una momentanea irritazione nervosa? Perchè, cara signora, noi siamo povere creature avviluppate in una rete di nervi, mal difese da un'epidermide impressionabilissima, e anche quando i tessuti muscolare e connettivo sono sparsi coll'eguaglianza che fa le donne leggiadre come lei ed i temperamenti felici, non si sa mai quello che accade nei vasi; il sangue, la linfa, gli umori sono altrettanti nemici che noi alimentiamo, e quando ci pare di essere persuasi d'una cosa, siamo esposti a pentirci un'ora dopo.
—Nelle cose del raziocinio può essere, ma il cuore non si inganna mai.
—Il cuore! Ah! non mi parli del cuore, cara signora; bisogna averlo visto il cuore! È il più fallace di tutti gli organi. Quando io guardo un oggetto e lo trovo bello….—
Il dottore Agenore guardava l'epidermide vellutata della faccia di Ernesta.
—…. Allora sono press'a poco sicuro di non fare un giudizio falso; posso sbagliare, ma è difficile, è difficile…. così quando scevero una stonatura in un concerto, così quando mi fido al tatto—piccole imprudenze quasi sempre innocue—ma se entro a far funzionare il cervello od il cuore, non ne imbrocco una giusta, parola d'onore! Dieci anni sono io era spiritualista, credevo a tutte le verità che insegna la madre Chiesa, perchè le dovevo credere; le credevo senza intenderle, come consiglia la Dottrina, e ne ero persuaso; oggi che la scienza mi ha aperto gli occhi, non ho più la fede, e mi sono fatto un'opinione ferma che allora fossi un grande…. Devo dire la parola?
—Dica.
—Un grand'imbecille… Allora ed oggi io era persuaso, e pure allora od oggi, secondo le idee volgari, avevo torto; invece ho sempre avuto ragione, perchè la ragione od il torto sono parole. I fatti eccoli, e glieli garantisco: l'equilibrio delle facoltà, i moti delle fibre, la temperatura del sangue e degli umori.