—Diceva dunque che mio marito?….—interruppe
Ernesta abbandonandosi sul divano.
—Il mio amico Leonardo ama la sua libertà (è fatto così), ama pure sua moglie, ma più la libertà (non ci può nulla); vorrebbe accontentarle tutte e due…. potendo.
—E non potendo?
—Non potendo, egli viaggierà spesso e la signora passerà alcuni mesi in campagna; così sarà liberata dalla vista odiosa del marito…. (parole testuali) se però le accomoda.
—Mi accomoda,—disse Ernesta balzando in piedi e suonando il campanello.
—Che fa ora?—chiese il dottore rizzandosi,—non si ecciti così; ella tanto giovane, tanto bella, tanto spiritosa! Ah! È un peccataccio nero farla andare in collera! Il mio amico Leonardo non ha senso comune….
—Non m'importa di lui,—disse Ernesta, ed aggiunse volgendosi ad Olimpia accorsa alla chiamata:—Prepara subito le mie valigie, parto oggi stesso….—
La cameriera fece cenno di sì, guardò il dottore e se n'andò; Agenore, pigliando per mano la bella adirata, la trasse con lieve violenza sul divano e cominciò colla sua voce carezzevole:—Povera creatura! Povera creatura! Quante doti inapprezzate ed inapprezzabili, quanta bellezza, quanto sentimento, quanta bontà! Tutte le più felici emanazioni d'un organismo eletto! Il tanto da far beato un misantropo! E codesto Leonardo!….
—Che ne importa a me di Leonardo!—ripetè la bella con accento che invano voleva parer duro;—questo mondo è vasto, ci posso vivere anche senza Leonardo, ci vivrò, e sarò felice, perchè alla fine….
—Perchè alla fine,—proseguì il dottor Agenore accalorandosi, alla fine la vita è breve, e la gioventù fugge, e la bellezza svanisce, e i fluidi perdono la loro elasticità, e quella febbre simpatica che piglia in una volta due esseri….—