«Pazza, che ridi e soffri, che smanii quando ridi, e dubiti, e temi, mentre beffi i tuoi dubbi e le tue paure. No, nulla devi all'uomo che ti abbandona, nulla al mondo che ti tiranneggia indifferente; ed a te stessa, unicamente, la vita, l'amore, la giovinezza devi. Non sei nata per consumarti nella solitudine, per avvizzirti nell'aridità del cuore, per atrofizzare la fibra in una vacua contemplazione.
«Sei bella!… Guardati intorno, te lo dicono cento occhi desiderosi; cerca un cuore sano; dalla folla bambinesca, fatua, melensa, scevera un uomo, e gridalo al mondo senza arrossire:—È lui, è lui!»
Per la prima volta gli occhi di Ernesta s'incontrarono con una certa trepidanza negl'occhi del dottor Agenore, il quale continuava a sorriderle come un elemosinante che aspetta….
Ma una voce acuta, meglio un fischio che una voce, gridò ad un tratto dall'alto della magnolia, due volte, tre, con insistenza. E dove il dottor Agenore udì solo la nota ripetuta d'uno stornello, Ernesta intese distintamente:—Non è lui, non è lui, non è lui!»
Si levò in piedi trasfigurata in volto, in preda ad una commozione profonda, fe' cenno ad Agenore stesse zitto e ricercò coll'occhio in mezzo al verde fogliame l'alato consigliere…. finchè lo vide:
«Non è lui, non è lui, non è lui!—ripetè lo stornello e spiccò il volo a raggiungere la carovana de' suoi compagni che girava intorno intorno come una nuvola.
—È singolare!—disse Ernesta pensosa;—proprio come a Milano!
—Che ci è di singolare?—domandò Agenore con un po' di malumore per lo scioglimento frivoluccio della situazione.
Ernesta non rispose.
Un'ora dopo essa accommiatava con infinito garbo il suo dottore, raccomandandogli di affrettarsi per giungere a Bellagio prima di notte.